La feuille di A. V. Arnault e L’imitazione di Leopardi

La feuille (Antoine Vincent Arnault – 1818)
De ta tige détachée,
Pauvre feuille desséchée,
Où vas-tu ? – Je n’en sais rien.
L’orage a brisé le chêne
Qui seul était mon soutien.
De son inconstante haleine
Le zéphyr ou l’aquilon
Depuis ce jour me promène
De la forêt à la plaine,
De la montagne au vallon.
Je vais où le vent me mène,
Sans me plaindre ou m’effrayer:
Je vais où va toute chose,
Où va la feuille de rose
Et la feuille de laurier.
Imitazione (Leopardi 1835)
Lungi dal proprio ramo
Povera foglia frale
Dove vai tu?-dal faggio
Là dov’io nacqui,mi divise il vento
Esso,tornando,a volo
Dal bosco alla campagna
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina,e tutto l’altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d’alloro
Parafrasi
Staccata dal proprio ramo,
povera foglia fragile (frale: debole, in balia del vento; foglia frale è un’allitterazione),
dove vai?
Il vento mi ha portato via dal faggio su cui sono cresciuta.
Mi staccò (mi divise) il vento.
Esso (il vento) cambiando di volta in volta direzione (tornando) volando sul bosco, sulla campagna, mi porta dalla valle alla montagna.
Con il vento (seco) vado continuamente come un pellegrino,
e non so nient’altro (e tutto l’altro ignoro: ignoro tutto ciò che sia diverso da questo essere portata dal vento; risponde all’interrogativo del v.3).
Vado dove vanno tutte le altre cose, dove va naturalmente (naturalmente: per legge di natura)
la foglia di rosa e la foglia d’alloro (forse si tratta di un riferimento alla fugacità della bellezza e della gloria).
Nel confronto con la poesia di Arnault emerge la maggiore poeticità della lingua italiana rispetto a quella francese ed inoltre Leopardi riesce a caricare di maggiori significati il rapporto sottinteso tra il destino della foglia e quello dell’uomo.


Considero questa, che ti lascio, un’altra par-a-frasi delle due (so)stanze che tu hai offerto in lettura, un segno di ringraziamento. ferni.
.
” dentro il bosco in una città ho trovato un corpo”
.
e mi stai davanti
.
umido segreto
un bosco capovolto dalle impronte
torri di ali pagine di suoni
sotto i piedi
vecchie sostanze il tuo corpo radici inquiete
cammini decomposte vesti
vieni con me spostandoti
in lievissimi fruscii abiti
le foglie i sentieri
sorreggi cordoni di insetti sopra la tua lingua
l’urgenza
il volo la cattura e la preda
lo striscio la trasparente sottilissima muta
la velina di una serpe
la tua pelle contro il mio passo
pesante tra le erbe.
Raccolgo il tuo occhio
dentro gli schianti
mentre ti intacco la schiena
scabra: tu dentro di me una freccia
movimento simultaneo un respiro
senza tracciato un segno
l’approssimarsi del confine.
.
la trovi qui:
http://fernirosso.wordpress.com/2008/07/19/dentro-il-bosco-in-una-citta-ho-trovato-un-corpo-2/
Un segno il tuo, davvero benvenuto . Ettore